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Il 27 gennaio del 1945 furono aperti i cancelli di Auschwitz, il campo di concentramento e di sterminio costruito dai nazisti nella Polonia occupata, dove persero la vita oltre un milione di ebrei, tra cui molte migliaia di ebrei italiani.
Il Giorno della Memoria, che il 27 gennaio del 2011 celebriamo per l’undicesima volta, è stato istituito per non dimenticare la Shoah e le altre vittime dei crimini nazisti, monito affinchè quanto avvenuto non si ripeta mai più, per nessun popolo, in nessun tempo e in nessun luogo.
In Italia, la tragedia della Shoah colpì il popolo ebraico con le leggi razziali del ’38 e, successivamente, con le deportazioni, iniziate con l’occupazione nazista avvenuta dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943. Anche altre persone e categorie furono perseguitate dal regime, “colpevoli” di una diversità di idee, di valori, di appartenza etnica o religiosa.
Tale volontà liberticida e antidemocratica rappresentò un vero e proprio passo indietro rispetto alle conquiste e alle idee di libertà e democrazia che nel secolo precedente erano state alla base dei moti che portarono all’unità d’Italia, interruzione ventennale di un processo di ritrovata dignità e piena integrazione per gli ebrei italiani, il cui filo venne ripreso subito dopo la fine del secondo conflitto mondiale.
L’Italia unita aveva significato per la minoranza ebraica l’emancipazione, la chiusura dei ghetti, l’agognata raggiunta parità con gli altri cittadini dopo secoli di emarginazione. Una libertà e una uguaglianza che appunto il fascismo negò solo pochi decenni dopo, nel 1938, con l’emanazione delle leggi razziali, funesto presagio di quanto avverrà, tragicamente, in seguito.
Il 17 marzo del 2011 ricorreranno i 150 anni dalla proclamazione dell’Unità. Una data che ci sta molto a cuore anche perché a quel processo storico gli ebrei presero parte con forza, convinzione e passione.
In oltre due millenni di presenza nella penisola gli ebrei, quando è stato loro permesso, hanno preso parte alla vita e alla storia del Paese, con un ruolo rilevante nelle sue evoluzioni politiche, sociali, culturali. Nel caso del Risorgimento, l’adesione degli ebrei italiani fu generalizzata: vi parteciparono dall’attività cospirativa mazziniana sino alla presa di Roma. Il 20 settembre 1870 fu proprio un ufficiale ebreo piemontese a dare l’ordine di aprire il fuoco. Come ha detto la storica dell’Università La Sapienza di Roma Anna Foa, nella prolusione pronunciata poche settimane fa di fronte al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in occasione del VI Congresso dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, l’emancipazione degli ebrei fu “un momento qualificante della costruzione del nuovo Stato italiano, e lungi dal rappresentarne una sorta di conseguenza marginale, ne segnò profondamente il percorso, divenendone, con il connesso principio della tolleranza di tutti i culti religiosi e poi con quello dell’uguaglianza dei culti di fronte alla legge, uno dei pilastri basilari.” Esiste, continua la Foa, “un’intima assonanza culturale ed ideale fra ebrei ed unità d’Italia.”
A centocinquant’anni di distanza, i valori sui quali si fonda il nostro Paese, positivi da un punto di vista ebraico, rimangono validi e attuali. Basi solide in grado di garantire i diritti dei singoli, specie nelle società sempre più aperte e multiculturali che si vanno formando.
Crediamo che le radici dello Stato italiano siano profonde e nobili. Non è retorico ricordarle nel Giorno della Memoria, accanto alla occasioni di celebrazione, all’omaggio ai testimoni che ancora sono con noi e al doveroso ricordo dei Giusti: perché le ideologie totalitarie che perpetrarono la Shoah e gli altri crimini contro l’umanità durante la seconda guerra mondiale erano agli antipodi delle idee di libertà degli individui e democrazia che portarono all’Italia unita.
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Un plauso a Vauro: nonostante comunista è l’unico tra i comunisti a non aver usato il papa solo ora perché gli fa comodo ai fini dell’antiberlusconismo.
In più perché il papa che parla di moralità è l’ennesima presa per il culo di un organo religioso verso il mondo intero.
Pontifex denuncia Vauro: “Offensiva la vignetta sul Papa ad Annozero”
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Non dovrei precisarlo, ma io sto coi poliziotti: voglio che siano pagati di più, voglio che non siano mandati allo sbaraglio, che abbiano attrezzature adeguate, che non debbano affrontare criminali organizzati come se fossero cassintegrati della Fiat; ma voglio, nondimeno, che siano perseguiti se pestano e scalciano inutilmente un ragazzo riverso per terra, perché chi sorveglia il rispetto delle regole è tenuto a rispettarle più degli altri. Io non ho mai sentito tante cretinate generiche e disinformate come quelle mediamente pronunciate da questi studenti, perlomeno quelli che hanno avuto ampi spazio sui media; e nessuno ha diritto di dire che la mia rabbia, nel vedere le devastazioni romane, sia inferiore a quella di chiunque. Ma la magistratura, quella seria, si limita ad applicare le leggi fatte dalla stessa classe politica che ora se ne lamenta: e che spesso reclama delle pene neppure previste all’origine, o, peggio, reclama carcerazioni che fungano da «esempio» come nel peggiore dei regimi. Tutto per lisciarvi il pelo dalla parte giusta. Diffidate. Stanno soltanto facendo una parte in commedia.
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Personalmente penso che la Guardia di Finanza abbia avuto un atteggiamento esemplare: personalmente penso che sarei salito sul camion della nettezza urbana con un MG 42, la sempre inossidabile sega di Hitler, ed avrei dato prova delle sue peculiari qualità.
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Impegnarsi affinché gli individui tra di loro interagiscano sempre più volontariamente e non tramite coercizione vuol dire una rivoluzione copernicana, vuol dire spiegare loro che la coercizione statale (ossia il modus operandi dello stato nei nostri confronti) non è per niente simpatica. Volontarietà vuol dire libero mercato, vuol dire atti capitalistici tra individui consenzienti. La volontarietà è il fondamento della libera interazione tra le persone. Due persone che si scambiano due beni lo fanno perché entrambe ne traggono beneficio e lo scambio è quindi volontario. Lo stato invece di norma agisce tramite coercizione che viene mascherata da contratto sociale (chi l’ha mai visto? chi l’ha mai firmato ‘sto contratto?). Così ti prelevano forzatamente soldi con le tasse per la tua istruzione, per la tua salute, per la tua sicurezza etc etc. Ma se io volessi fare da me? Se io volessi provvedere da me alla mia istruzione, alla mia salute, alla mia sicurezza etc etc attraverso l’offerta presente nel mercato? No, non si può, devo dare allo stato i miei soldi ché ci pensa (malissimo) lui.
