1.  Il 22 Aprile 2009, sedici giorni dopo quell’orrida notte, nel mio Comune diluviava: alle 13.00 circa, sono capitato al campo sportivo, dove ha sede la tendopoli, sotto la pioggia battente. Molte tende, tra cui quella ospitante il Centro Medico temporaneo, si stavano allagando, trovandosi la base di ghiaia su cui poggiano allo stesso livello del terreno, non permettendone, dunque, il deflusso. Sicchè, i volenterosi e salvifichi alpini, di buona lena, hanno scavato canali e collegamenti, per consentire all’acqua di scendere a valle: non ho visto nessuno, nessuno dei miei compaesani alloggiati nelle tende prendere in mano un piccone, una vanga, una pala, offrire un aiuto a quel gruppo minuscolo di combattenti nella loro opera.
    Vogliamo sempre lo Stato assistenzialista.
    Rimboccarsi le maniche pare impossibile. Mi chiedo chi cucinerà nei campi, chi scaverà canali, chi monterà tende, chi distribuirà cibo il giorno in cui i volontari torneranno al giusto riposo, dalle loro famiglie, al loro lavoro. Ho a mala pena 22 anni, ma per quel che no so e mi han raccontato, Gemona l’hanno ricostruita i Friulani, sebbene non fossi nato a quel tempo. Qui, invece, dopo quasi tre settimane ci danno ancora il biberon.

    —  L’Abruzzo, il terremoto e l’Italia di cui mi vergogno : Giornalettismo

Note