RIP Mr. Jobs
Non sono ancora le 6:30 e come ogni mattina salgo sulla Clio mettendo lo zaino nei posti dietro e l’immondizia da gettare ai piedi del lato passeggero: è in questo momento che ricordo puntualmente di acquistare dei tappetini di gomma: ho paura che una perdita nel sacco dei rifiuti possa creare un odore nauseabondo ed insopportabile. Non lo ricorderò per il resto della giornata. Mi aspettano 45 minuti di Pontina ed un’ora di parcheggio ozioso: faccio il consulente esterno e da quando ho cambiato cliente devo uscire presto per non restare imbottigliato sulla maledetta SS148. Accendo subito la radio, solitamente impiego qualche minuto a connettermi con la realtà che potremmo definire come “ehi io ho una radio”… Simone Spetia,mi gela il sangue: dalle frequenze di Radio24 odo le parole che aspettavo ma non speravo “morte di Steve Jobs”. Vivo 5 minuti di automatismi: cintura di sicurezza, uscire dal parcheggio del condominio di Aprilia, gettare l’immondizia, le cinture di sicurezza di nuovo, gli incroci in cui bisogna rallentare e la rotonda da prender con cautela. Perché mi sento così? Perché un pesante velo di tristezza mi avvolge il cuore ed ottenebra la mente? Muoiono migliaia, milioni di persone ogni giorni. Tantissime muoino per crimini violenti, ingiustizie e privazioni della libertà. Migliaia di bambini soffrono la fame, non hanno le cure mediche necessarie per una vita dignitosa ed io penso a Steve Jobs. Cribbio anche mio padre è morto di tumore… muoiono tutti. Non lo possiedo neanche un iMac o un MacBook, un iPhone o un iPod. Non sono uno che si crea eroi facilmente, eppure amavo il sig. Jobs. Il fatto è che ho una enorme stima nei confronti degli innovatori, di chi crede nei propri sogni e li trasforma un obiettivi concreti da raggiungere con fatica e tenacia. Di chi prende in mano le redini della propria vita e va avanti senza timore, con tanta forza di volontà, come ogni giorno fosse l’ultimo giorno. Ho una grande stima in tutti quelli che io non riesco ad assomigliare, al pensiero del “Find What You Love” che il Jobs descriveva nel 2005 di fronte agli studenti della Stanford University: il nostro tempo è limitato, non sprecatelo. E così mi ritrovo in un parcheggio a scrivere su un Android low cost della morte di Steve Jobs, consapevole che se esiste Android è grazie a Steve Jobs. Dicono sia l’ultimo giorno giorno di un’estate che non vuol terminare, io dico che è l’ultimi giorno di un’epoca… e domani verrà il freddo. Cosa ci vuole per sconfiggere la noia? Cosa serve per battere questa procrastinazione ventennale? Il Davide 13enne dove è andato? La Fame e La Follia di cui Jobs decantava, dove sono andate? Le avevo, lo ricordo, le ho, le sento, ma dove sono? Elucubrando nuovamente su di me e su “un nuovo” che non arriva, un nuovo me da donare a chi mi ama ed a chi amo, da donare a me innanzitutto, mi preparo a terminare queste 4 parole per un grande innovatore, quello che ha portato prima il computer dentro le case, poi nelle tasche e nelle borse di milioni di persone.. Penserò che anche lui, come i grandi uomini di “Atlas Shrugged” della Rand, si era stufato di reggere il mondo ed abbia deciso di rifugiarsi tra le montagne impenetrabili. Grazie Mr. Jobs, non per l’innovazione che ci ha dato, ma per la lezione che ci ha mostrato… Riposi in Pace. Stay Hungry. Stay Foolish.