Ogni volta che c’è un terremoto, scopriamo che l’Italia è un paese a elevato rischio sismico. E dopo qualche settimana – passata l’indignazione, lo sdegno, il lutto, gli interrogativi sulle responsabilità dei crolli di edifici costruiti da poco e inaugurati da sindaci imbellettati con il tricolore al collo – un popolo di smemorati torna ad affidarsi al sano fatalismo che fa di noi un paese allegro ma profondamente incivile. Ogni volta che c’è un terremoto, noi speriamo che sia l’ultimo. Dovremmo chiedere di più alla nostra dignità di cittadini. Dovremmo tenerlo presente ogni giorno – non solo nelle quattro settimane che seguono crolli, disastri e lutti – e provare a capire una buona volta che ognuno di noi ha il dovere di lavorare sulle istituzioni, a ogni livello, locale, regionale e nazionale, perché sia salvaguardata la sicurezza delle persone e l’integrità delle abitazioni. Non dopo che c’è stato il terremoto. Prima.
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